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Cultura

Almanacco. 8 novembre 2019 muore a Roma Fred Bongusto

Oggi nel nostro almanacco ricordiamo un grande artista.

L’8 novembre 2019

muore a Roma FRED BONGUSTO.
E’stato un cantante e compositore italiano.
Dotato di una voce calda e sensuale, fu molto popolare negli anni sessanta e settanta come il classico cantante confidenziale,

una figura che rimanda a quella del crooner nella scena anglo-statunitense, di cui Frank Sinatra è l’esempio più celebre.

IL SUO MAGGIORE SUCCESSO E’ “UNA ROTONDA SUL MARE”

La consacrazione per Bongusto arriva con quello che è il suo manifesto in musica: Una rotonda sul mare (1964), il suo maggiore successo e una delle canzoni-simbolo dell’Italia del boom economico.
Il brano viene anche scelto da Luchino Visconti per una scena del suo film Vaghe stelle dell’Orsa.

Sempre nel 1964 esce il film Matrimonio all’italiana di Vittorio De Sica con Sofia Loren e Marcello Mastroianni, due volte candidato agli Oscar; nel film Bongusto canta il tema della sigla di coda ‘O cielo ce manna ‘sti ccose, di cui è co-autore con Armando Trovajoli, autore della colonna sonora della pellicola.

Nello stesso anno partecipa al Festival di Napoli, mentre l’anno dopo, nel ’65, sarà per la prima volta al Festival di Sanremo con il brano Aspetta domani in coppia con Kiki Dee.

Tra gli anni Sessanta e Settanta compare spesso nei varietà televisivi della Rai a proporre le sue canzoni, anche dal vivo con l’orchestra.

PARTECIPA A QUATTRO EDIZIONI DI CANZONISSIMA

Partecipa a quattro edizioni consecutive di Canzonissima, tra il ’68 e il ’71, ma entra definitivamente nell’immaginario popolare cantando il divertissment Quando mi dici così in coppia con Minnie Minoprio

nella sigla di coda del programma Speciale per noi, andato in onda sulla rete nazionale tra gennaio e febbraio del 1971 (la voce femminile che canta nella canzone è in realtà di Giulia De Mutiis).

E’ AUTORE DI COLONNE SONORE

Dagli anni settanta è stato anche autore di colonne sonore di film, soprattutto nel genere della commedia all’italiana.

Una rotonda sul mare (1964) è considerato il suo maggiore successo.
Oltre ad aver partecipato a un paio di film musicali nella prima metà degli anni Sessanta , Bongusto si è anche prodotto come arrangiatore di colonne sonore: ne ha curate una trentina per film di successo come Il tigre di Dino Risi, Malizia e Peccato veniale di Salvatore Samperi, Venga a prendere il caffè da noi e La cicala di Alberto Lattuada, oltre

ad aver interpretato la sigla di chiusura Quattro colpi per Petrosino dello sceneggiato Joe Petrosino di Daniele D’Anza.

All’alba dell’8 novembre 2019, Bongusto muore all’età di 84 anni al Policlinico Umberto I di Roma a causa di una malattia respiratoria.

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Neverland, l’Isola che non c’è a SpazioCima dal 22 novembre

Neverland, a settant’anni dal debutto cinematografico italiano del grande classico dell’animazione Disney, “Le avventure di Peter Pan” (16 dicembre 1953), e alla vigilia del centenario del “Peter Pan”, diretto da Herbert Brenon (1924), entrambi i film basati sull’opera teatrale “Peter e Wendy” di J. M. Barrie, l’Isola che non c’è e i suoi immortali protagonisti tornano a far sognare piccoli e grandi.

Neverland a cura di Roberta Cima

“Neverland”, infatti, è il titolo della nuova mostra, a cura di Roberta Cima e con il testo critico di Antonio E.M. Giordano, della galleria romana SpazioCima, che ospiterà da mercoledì 22 novembre (vernissage ore 18) a domenica 14 gennaio, le opere dell’artista Ajnos, che attinge al repertorio letterario e cinematografico del magico universo ruotante attorno al personaggio del bambino Peter, che fugge dal tempo e dalle responsabilità del diventare adulti. Circa 20 le opere in mostra, principalmente con tecnica olio e collage su tela.

Peter Pan eterno bambino

«La mostra si ispira alla figura di Peter Pan, l’eterno bambino, che scappa dal tempo e dalle responsabilità del diventare adulti – dichiara Ajnos – È un viaggio nel tempo sospeso di Peter in un luogo metafisico, uno spazio che ognuno di noi conserva dentro di se, che troppo spesso però dimentica. Peter è cristallizzato in quel particolare momento della giovinezza in cui germoglia il desiderio di evasione dalla famiglia. È completamente proteso verso la libertà. In lui abitano spensieratezza e turbamento e questo avvicendarsi degli opposti non risparmia nessuno dei personaggi sull’isola che non c’è». L’ingresso è libero.

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Gallerie Nazionali di Arte Antica tornano gli appuntamenti di “dietro le quinte”

Alle Gallerie Nazionali di Arte Antica torna ogni giovedì, fino al 21 dicembre 2023, DIETRO LE QUINTE, il programma di visite ai depositi e alle sale del secondo piano di Palazzo Barberini, solitamente non accessibili al pubblico.

DIETRO LE QUINTE offre ai visitatori la possibilità di scoprire nuovi spazi del Palazzo, un’occasione per capire come il museo si prende cura delle opere anche al di fuori del percorso espositivo,

con approfondimenti sugli aspetti conservativi, di restauro e di gestione del patrimonio.

Ogni visita si struttura in due momenti: una parte è dedicata a indagare la gestione dei depositi delle Gallerie che conservano circa 900 opere

nel grande ambiente dove nel Seicento era ospitata la ricca biblioteca del cardinal Francesco Barberini.

La seconda parte della visita prevede l’accesso alla quadreria al secondo piano di Palazzo Barberini,

dove vengono conservate opere che sono abitualmente oggetto di studio per studiosi e specialisti,

nell’ambito di sale denominate abitualmente “Museo laboratorio”, solitamente non aperte al pubblico.

I dipinti presentati nel percorso sono oggetto di studio e di ricerche nel corso delle lezioni da parte degli specializzandi in Storia dell’arte della Sapienza Università di Roma, sotto la supervisione di Paola Nicita.

La visita Dietro le quinte è inclusa nel biglietto di accesso al museo. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo gan-aar.servizieducativi@cultura.gov.it

L’appuntamento è davanti alla biglietteria, durata un’ora e trenta.

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La Notte Bianca torna a Villa Medici il 23 novembre

La Notte Bianca torna a Villa Medici giovedì 23 novembre per presentare il lavoro dei borsisti in residenza presso l’Accademia di Francia a Roma. La Notte Bianca offre al pubblico romano l’opportunità di scoprire le ricerche e sperimentazioni nel campo delle arti visive, della musica, della letteratura, del restauro, della storia dell’arte e anche della curatela che vedono impegnati i borsisti selezionati per l’anno 2023-2024. Nella cornice di Villa Medici, viene instaurato un dialogo tra creazione contemporanea, storia e paesaggio.

Notte di cultura

Performance, letture, concerti, installazioni, proiezioni si snodano negli spazi di Villa Medici: questi incontri scandiscono il tempo della visita e intrecciano un riflesso con l’architettura e la natura di questo luogo. Permettono di fare esperienza della molteplicità di ricerche che animano l’Accademia di Francia e che, a partire da questo luogo, si legano alla città. Pensata come una promenade tra edificio e giardini storici di Villa Medici, l’edizione 2023 della Notte Bianca apre per la prima volta le porte di alcuni degli studi dei borsisti, luoghi che hanno ospitato artisti e ricercatori in residenza nel corso dei secoli.

Percorso espositivo

Il percorso espositivo, articolato come una coreografia di suoni, forme, luci e voci restituisce, attraverso l’alternanza tra luoghi privati e spazi aperti, lo scenario in cui le diverse ricerche prendono vita. Accompagna la Notte Bianca un laboratorio didattico pensato appositamente per il pubblico dei più piccoli, invitato ad osservare, visitare e partecipare in maniera attiva all’evento.

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Torna al Teatro Palladium il Palladium Film Festival – CineMaOltre

Dal 18 al 23 novembre, torna al Teatro Palladium di Roma il Palladium Film Festival – CineMaOltre,

organizzato dal Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Università Roma Tre 

in collaborazione con la Fondazione Roma Tre Teatro Palladium e che si avvale di un finanziamento del MiC – Ministero della Cultura.

Un festival delle nuove generazioni senza dimenticare i grandi Maestri

Nato in continuità con il “Roma Tre Film Festival”, e fondato e diretto da Vito Zagarrio, a cui quest’anno si affianca Christian Uva come responsabile scientifico,

il festival si pone come un importante spazio di riflessione e dibattito sul cinema e l’audiovisivo.

Con un programma che anche in questa nuova edizione mette in dialogo cinema d’autore e cinema di genere, documentario e finzione, cortometraggi e lungometraggi,

la manifestazione intende gettare lo sguardo OLTRE ogni forma di separazione per creare una complessa e articolata rete di visioni e discorsi,

centrando la propria attenzione al cinema delle nuove generazioni senza dimenticare i grandi Maestri.

Tra i protagonisti Nanni Moretti, Emanuele Crialese, i Manetti Bros. e Gabriele Mainetti

Si parte infatti con Nanni Moretti, che accompagnerà la proiezione del suo documentario La cosa,

e poi si prosegue con Emanuele Crialese, che presenterà Nuovomondo. I Manetti Bros. che incontreranno il pubblico commentando varie sequenze della loro filmografia,

ed infine Gabriele Mainetti che presenterà i suoi cortometraggi Basette e Tiger Boy.

Saranno tre, invece, gli esordienti presenti al festival con le loro opere prime al Teatro Palladium:

Lyda Patitucci con Come pecore in mezzo ai lupi

Alessandro Marzullo con Non credo in niente 

e Alain Parroni con Una sterminata domenica.

Grande spazio è ovviamente dedicato ai giovani autori e ai cortometraggi.

Il Palladium Film Festival – CineMaOltre, infatti, aspira da sempre a monitorare l’immaginario giovanile.

Oltre alla selezione di alcune esercitazioni dei Laboratori di Filmmaking del DAMS Roma Tre, coordinati dai registi Antonietta De Lillo, Francesco Crispino, Antonio Di Trapani e Lino Damiani,

saranno proposti, fuori concorso, tre cortometraggi firmati da laureati del Dams e studenti dell’Istituto CineTv Roberto Rossellini: Simposio per ragazza sola di Gianluca Mei, Anna e L’ultimo saluto di Vincenzo Palazzo.

Carta bianca Dams

Inoltre, da lunedì 20 novembre, ad animare i pomeriggi della manifestazione sarà il concorso riservato agli under 35 “Carta bianca Dams”, che vede quest’anno una selezione di 19 titoli.

Ad impreziosire il programma del festival: il concerto, all’insegna dell’ibridazione tra musica e cinema, del gruppo siciliano degli Okiees, di cui è leader Andrea Rabbito,

la proiezione, in collaborazione con Amnesty International, del film Male Nostrum di Fabio Masi,

e due serate dedicate al tema della serialità nell’audiovisivo contemporaneo in occasione del convegno internazionale Universi seriali: teorie, pratiche e testi delle serie audiovisive, a cura di Ilaria De Pascalis e Marta Perrotta.

Il festival sarà anche il palcoscenico del “Premio Giulio Cesare Castello”, attribuito alle migliori tesi di dottorato e di Laurea Magistrale nell’ambito degli studi sul cinema e di media.

La manifestazione si avvale della collaborazione del Centro Produzione Audiovisivi di Roma Tre per il supporto tecnologico e della società Cavadaliga Film per i servizi.

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Almanacco. 7 novembre 1902: viene aperta al pubblico Villa Borghese

Oggi nel nostro almanacco romano ricordiamo il 7 novembre 1902:

Viene aperta al pubblico VILLA BORGHESE , prende il nome di VILLA UMBERTO I.

Il nucleo della tenuta era già di proprietà dei Borghese nel 1580,

sul sito nel quale è stata type=’text/javascript’ identificata anche la posizione dei giardini

di Lucullo (o horti luculliani).

Il possedimento fu ampliato con una serie di acquisti e acquisizioni

dal cardinale Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V e futuro patrono di Gianlorenzo Bernini, con l’intento di crearvi una

“villa di delizie” e il più vasto giardino costruito a Roma dall’antichità.

Nel 1606 la realizzazione degli edifici fu affidata dal cardinale agli architetti Flaminio Ponzio e, dopo la morte del predecessore,

a Giovanni Vasanzio (Jan van Santen); gli architetti furono affiancati

dal giardiniere Domenico Savini da Montelpulciano e dall’intervento anche di altri artisti, quali Pietro e Gianlorenzo Bernini.

LA VILLA FU COMPLETATA NEL 1633

La villa fu completata nel 1633.

Nel 1766 lavori di trasformazione furono intrapresi dal principe Marcantonio IV Borghese (1730-1809), nel “Casino nobile”

(ora sede della Galleria Borghese) e nel “Casino dei giuochi d’acqua” (attuale “Aranciera” e sede del Museo Carlo Bilotti), e soprattutto

nel parco, con la sistemazione del “Giardino del lago”, ad opera

degli architetti Antonio Asprucci ed il figlio Mario.

Tutto il giardino venne ornato di fontane e piccole fabbriche

che permettevano di godere di scorci prospettici suggestivi.

Agli inizi del XIX secolo la villa venne ulteriormente ampliata

da Camillo Borghese con l’acquisto di terreni verso porta del Popolo

e porta Pinciana, che furono integrati alla villa con l’intervento dell’architetto Luigi Canina.

Nel corso del secolo gran parte del precedente giardino all’italiana fu trasformato in giardino di paesaggio di gusto inglese.

Durante tutto il secolo i giardini furono aperti per il passeggio festivo e vi erano ospitate feste popolari con canti e balli.

LA VILLA FU ACQUISTATA DALLO STATO ITALIANO NEL 1901

Il complesso – caso unico tra le grandi ville patrizie della città, i cui parchi furono tutti assoggettati a lottizzazione, e anche le ville

raramente salvate – fu acquistato dallo Stato italiano nel 1901 e ceduto successivamente al comune di Roma per essere stabilmente aperto

al pubblico, proprio mentre iniziava la lottizzazione della confinante Villa Ludovisi sui cui terreni stava sorgendo l’omonimo quartiere.

La villa fu acquistata per 3 milioni di lire dell’epoca (equivalenti a circa 10 milioni di euro attuali), e denominata ufficialmente “Villa comunale Umberto I già Borghese”. I romani non smisero mai di chiamarla villa Borghese.

Si tratta del quarto più grande parco pubblico a Roma (circa 80 ettari), dopo Valle della Caffarella, villa Doria Pamphilj e villa Ada e si estende in gran parte sul quartiere Pinciano e in piccola parte sul rione Campo Marzio, divisi dalle Mura aureliane.

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A Piazza Dante arriva il Muro dei 100

Dopo Milano e Nairobi, dal 6 novembre 2023 fino ad aprile 2024, la Campagna dei 100 di Perimetro (in collaborazione con Contemporary Cluster) arriva nel cuore interculturale di Roma, a Piazza Dante, con il Muro dei 100. Il mosaico in bioresina voluto e curato da Yourban 2030 con il patrocinio del Municipio I, in collaborazione con Graffiti for Smart City.

Un mosaico sulla sostenibilità

Questo rappresenta i 100 volti della sostenibilità della capitale, per riflettere sul cambiamento,

a partire dalla sostenibilità fino ad arrivare all’inclusione sociale, all’integrazione, alla finanza etica, per abbattere le divisioni.

Un muro per unire. Un muro che mette insieme i ritratti di 100 personalità – fotografate per l’occasione da Angelo Cricchi di Lost and Found Studio – che hanno fatto della sostenibilità la loro mission. 

Il Muro dei 100 è il mosaico in bioresina che racconta la sostenibilità a 360° attraverso l’esempio di coloro che nella loro quotidianità

si impegnano per un cambiamento sociale e culturale sostenibile,

per la costruzione di una società più equa e inclusiva e la tutela del nostro ecosistema; 

tutto per lanciare un messaggio positivo e presentare le best practices 

per raggiungere un futuro migliore per tutti, in ogni parte del mondo, partendo da Roma.

I concetti chiave sono quelli portati avanti dall’Agenda2030 delle Nazioni Unite:

Persone, Prosperità, Pace, Partnership e Pianeta, per abbracciare ogni aspetto della società e cercare insieme di migliorarlo.

È così che la divulgazione sostenibile che dal 2018 porta avanti Yourban 2030 ha incontrato l’attività artistica e fotografica di Perimetro e la sua Campagna dei 100,

il progetto che da sempre guarda alla necessità di riconnessione con la città dell’individuo, mostrando i volti della comunità con l’obiettivo di riunirli.

Yourban 2030 è capofila del progetto del Muro dei 100, che vede il patrocinio del Municipio I di Roma e il sostegno di Graffiti for Smart City.

Perimetro è il community magazine che da anni racconta Milano, e adesso anche Roma,

attraverso la fotografia, in un progetto che nasce da un forte bisogno di riconnessione con la città per dare vita ai suoi spazi, ai suoi volti e alle sue storie.

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Almanacco. 6 novembre 2020: muore a Roma Stefano D’Orazio

Nel nostro almanacco vogliamo ricordare un grande artista.

Il 6 novembre 2020: Muore A Roma STEFANO D’ORAZIO.

E’ stato un batterista, paroliere, cantante e regista italiano.
Batteria, voce e flauto traverso dei Pooh dal 1971 al 2009, poi nel 2015 e 2016, in occasione della réunion per il cinquantennale, è stato un autore di parte dei testi delle canzoni del gruppo, del quale in seguito è divenuto anche responsabile manageriale.

Nell’ottobre 2010, Il musical Pinocchio di Saverio Marconi, di cui D’Orazio scrive i testi con Valerio Negrini, viene messo in scena a Broadway e poi al Danny Kaye Theatre, dopo 460 repliche in

sette anni di programmazione.

Per il suo impegno artistico e i suoi 40 anni di carriera, nel 2011 gli viene dedicata una statua al Museo delle cere di Roma.

Nel dicembre 2011 lavora su W Zorro, con le musiche di Roby Facchinetti, che esordisce al Teatro Sistina di Roma ed è portato in tournée nella stagione teatrale 2012/2013. 
Il 12 settembre 2017, giorno del suo sessantanovesimo compleanno, sposò con rito civile la compagna Tiziana Giardoni, con la quale conviveva dal 2007 Non aveva figli, ma ha cresciuto e si considerava

a tutti gli effetti padre di Silvia Di Stefano, figlia di Lena Biolcati.

IN CURA NEL 2019 PER UNA FORMA DI LEUCEMIA NELL’OTTOBRE 2020 HA CONTRATTO IL COVID 19

In cura dal 2019 per una forma di leucemia, era in via di guarigione e

al lavoro su alcuni progetti quando nell’ottobre 2020 ha contratto il COVID-19. Dopo una settimana di ricovero presso il Policlinico Agostino Gemelli di Roma, è deceduto la sera del 6 novembre 2020, all’età di 72 anni.
Il 9 novembre si è svolto il corteo funebre dal Campidoglio fino alla Chiesa degli artisti a piazza del Popolo dove si sono celebrate le esequie. Riposa nel cimitero di Maccarese, accanto ai genitori.

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Almanacco. 5 novembre 1925: nasce l’Istituto Luce

Oggi nel nostro almanacco ricordiamo il 5 novembre 1925:

Un decreto legge sancisce la nascita dell’ISTITUTO
LUCE
che ha lo scopo di diffondere la cultura per mezzo
della cinematografia.

Venne istituito da Benito Mussolini con qualità di Ente morale di

diritto pubblico.

IMPORTANTI FURONO I CINEGIORNALI

Importanti furono i cinegiornali.
Possono considerarsi antesignani del telegiornale.
Nel 1935 l’Istituto Luce dà vita all’ENIC,

Ente Nazionale Industrie Cinematografiche, entrando direttamente nella produzione cinematografica:

uno dei primi film prodotti è il kolossal Scipione l’africano di

Carmine Gallone.

All’origine della fondazione dell’Istituto Luce vi è una piccola

impresa cinematografica privata promossa dal giornalista

Luciano De Feo nell’intento di sviluppare l’educazione della popolazione italiana analfabeta attraverso le immagini (da qui l’acronimo Luce, che significa L’Unione Cinematografica Educativa).

Nello statuto di fondazione del Luce, la finalità dell’Istituto era volta

alla «diffusione della cultura popolare e della istruzione generale per mezzo delle visioni cinematografiche, messe in commercio

alle minime condizioni di vendita possibile, e distribuite a scopo di beneficenza e propaganda nazionale e patriottica».

Nel 1927 viene creato il cinegiornale Giornale Luce, destinato

a venire proiettato obbligatoriamente in tutti i cinema d’Italia prima della proiezione dei film.

Nel 1936 il Luce cessa di dipendere direttamente dal

Capo del Governo per passare al Ministero della Cultura Popolare; nello stesso anno

si dà il via alla costruzione della nuova sede dell’Istituto accanto

alle strutture di Cinecittà e del nascente centro sperimentale di cinematografia.

DAL DOPOGUERRA SI OCCUPA DI PRODURRE FILM E DOCUMENTARI

A partire dal dopoguerra l’Istituto Luce si occupa della produzione

di numerosi documentari e di film, diretti, tra gli altri, da Pupi Avati, Marco Bellocchio, Claude Chabrol, Liliana Cavani,

Mario Monicelli, Ermanno Olmi ed Ettore Scola.

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Almanacco. 4 novembre 1921: La salma del Milite Ignoto viene inumata all’Altare della Patria al Vittoriano

Oggi nel nostro almanacco ricordiamo una data storica.

Il 4 novembre 1921 Nell’anniversario della Vittoria nella prima guerra
mondiale , la salma del Milite Ignoto viene inumata

nell’Altare della Patria del Vittoriano di Roma.

la cerimonia si svolge con grande concorso di popolo in un clima di acceso nazionalismo.

LA SCELTA FU FATTA DA UNA POPOLANA MARIA BERGAMES DI TRIESTE

La scelta fu fatta da una popolana, Maria Bergamas di Trieste,

il cui figlio Antonio aveva disertato dall’esercito austriaco per

arruolarsi nelle file italiane, ed era caduto in combattimento senza che

il suo corpo potesse essere type=’text/javascript’ identificato.

La bara prescelta fu collocata sull’affusto di un cannone e, accompagnata da reduci decorati al valore e più volte feriti,

fu deposta in un carro ferroviario appositamente disegnato.

Le altre dieci salme rimaste ad Aquileia furono tumulate nel cimitero

di guerra che circonda il tempio romano.
Il viaggio si compì sulla linea Aquileia-Venezia-Bologna-Firenze-Roma a velocità moderatissima in modo che presso ciascuna stazione la popolazione ebbe modo di onorare il caduto simbolo.

LA CERIMONIA EBBE IL SUO EPILOGO NELLA CAPITALE

La cerimonia ebbe il suo epilogo nella capitale.
Tutte le rappresentanze dei combattenti, delle vedove e delle madri

dei caduti, con il Re in testa, e le bandiere di tutti i reggimenti

mossero incontro al Milite Ignoto, che da un gruppo di decorati di medaglia d’oro fu portato a S. Maria degli Angeli.

Il 4 novembre 1921 il Milite Ignoto veniva tumulato nel sacello

posto sull’Altare della Patria.

Al Milite Ignoto fu concessa la medaglia d’oro con questa motivazione:

“Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà,

resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo

coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz’altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della patria.”